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1 mese agoon
Sta emergendo un quadro preoccupante sulla gestione dell’Autorità Garante per la Privacy. Secondo molti osservatori, serve un segnale forte di discontinuità. Le inchieste giornalistiche, in particolare quelle di Report, hanno evidenziato presunti conflitti di interesse e opacità amministrativa. Il sistema sembra troppo permeabile alle pressioni politiche.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha chiesto un intervento drastico: “Non c’è alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio. Le inchieste di Report hanno rivelato un sistema opaco, con numerosi conflitti di interesse. Senza un azzeramento e una ripartenza sarà impossibile ricostruire la fiducia dei cittadini. L’istituzione deve tutelare i diritti dei cittadini e garantire la terzietà del collegio, anche rispetto alla politica”.
La premier Giorgia Meloni ha replicato chiarendo i limiti del governo: “L’Autorità è eletta dal Parlamento, non dal governo. La decisione di azzerare il collegio spetta al collegio stesso”.
Meloni ha sottolineato che il Garante è stato eletto durante il governo giallo-rosso, con una composizione Pd e 5 Stelle. “Dire che sia sotto pressione del governo di centrodestra mi sembra ridicolo. Se il Pd e i 5 Stelle non si fidano, forse dovevano scegliere meglio”.
Ha aggiunto che si può discutere di una revisione della legge sulle Autorità indipendenti. Tuttavia, ha precisato di non essere stata lei a scrivere le norme attuali.
Anche Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è intervenuto. Secondo lui, le dimissioni del Garante non sarebbero una vittoria, ma “una grande sconfitta”.
Ranucci ha spiegato che l’inchiesta ha evidenziato un’anomalia nota da tempo. “Alla politica è convenuto mantenere questo sistema di gestione delle Authority. È un problema serio per l’Italia. Limita anche la libertà di stampa”.
Infine, Ranucci ha invitato il Parlamento a monitorare attentamente il finanziamento e l’indipendenza delle Autorità. È un passaggio cruciale per proteggere la libertà di informazione nel Paese.
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