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Contrabbandieri, complici appassionate, affascinanti farabutte dai capellid’oro e relazioni tanto intense quanto anticonvenzionali: Mattia Manfredonia torna in libreria con una nuova storia, Il Canto di Liscamara, edito ancora una volta con la casa editrice Lumien. Il romanzo, ambientato a Vespria come la fortunata saga de Le notti di Cliffmouth, mantiene lo stile con cui l’autore si è fatto conoscere ma lo rinfresca con una trama avventurosa, piratesca e con nuovi personaggi che riescono a oscillare in maniera credibile tra scene comiche e l’horror gotico.

In questo volume autoconclusivo ritroviamo personaggi che avevamo conosciuto e imparato ad amare ne Le notti di Cliffmouth, come la mezza-diavola Susan e l’orco Karjack – la prima, abbandonata la carriera al Verro Gaudente di Cliffport, è partita con il capitano per scoprire quale dovrebbe essere il proprio destino: dovrebbe continuare a navigare con Karjack sulla Floating Burrow? Oppure dovrebbe assecondare le sue capacita da phatosensibile accettando l’invito della Loggia degli Ammantati e unendosi a loro?
Susan non sa rispondere a questa domanda, ma quando l’audace Marigold, un’affascinante e colta seduttrice dal passato misterioso, prova a derubare la Floathing Burrow tutto si complica: cos’è lo strano compasso che Goldie tentava di rubare? E davvero, come spiega la donna, una vecchia canzone marinaresca potrebbe condurli fino a un tesorio leggendario?
Con una ciurma che definire bizzarra sarebbe un eufemismo, Karjack, Susan e Goldie partono per quest’avventura che li condurrà nell’oscura foresta di Shellwood e li costringerà ad attraversare dimore in disgrazia e giardini inquietanti per scoprire cos’è che si nasconde sul fondo degli abissi.
Il canto di Liscamara, dietro la patina piratesca, nasconde una storia che non fa altro che rispondere all’imperativo nietzschiano “diventa ciò che sei“: il romanzo parte con le domande di Susan sul proprio futuro e continua – non facciamo spoiler, tranquilli – con quelle che Goldie si pone sulla propria identità.
I personaggi che ci propone Mattia Manfredonia sono, ancora una volta, sfaccettati e mai banali. L’autore non cede alla tentazione di scadere nello stereotipo e, anche se concede spesso ai suoi personaggi qualche fissazione e momenti di leggerezza, non accetta mai di ridurne la complessità – e in particolare il fil rouge identitario che attraversa tutta la trama si manifesta attraverso gli archi di trasformazione dei due personaggi femminili principali. Susan e Marigold sono due facce della stessa medaglia (o, per meglio dire, della stessa domanda), due persone libere che però hanno bisogno di attraversare – letteralmente e non – l’abisso per poter spezzare le catene d’oro in cui si erano imprigionate. Il vero tesoro, su Vespria, non saranno gli amici che ci facciamo lungo la strada (e meno male), ma sarà invece il piacere di essere se stessi senza doversi giustificare per ciò che si è, né alla società né, soprattutto, a se stessi.
Il canto di Liscamara è un romanzo che può piacere davvero a tutti: tanto a chi ama le storie più movimentate quanto a chi, invece, preferisce l’introspezione; tanto a chi preferisce le storie guidate dai personaggi quanto a chi ama soprattutto l’ambientazione – perché qui, ancora una volta, sono curatissime entrambe.
Non possiamo quindi far altro che consigliarvelo, sapendo che, dopo aver attraversato mari, fiumi e aver capito cos’è un sorcio di mare non riuscirete a smettere di pensare a questa storia che ha un cuore che brilla davvero come l’oro.
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