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Il voto è azzurro e rosa: ma per chi sta nel “mezzo”?
Published
5 anni agoon
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Redazione
articolo di Saveria Russo
L’avvocata dei diritti civili ed ex consigliere comunale di Sel Cathy La Torre, torna a denunciare le discriminazioni: basta con la divisione dei seggi uomini e donne e con l’identificazione della donna anche col cognome del marito.
“Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”
L’articolo 48 della nostra Costituzione, con poche parole ci spiega come deve essere
il voto. Si comprende, in modo implicito, che oltre ad essere un dovere civico,
l’esercizio del voto è soprattutto un diritto che quelli venuti prima di noi (soprattutto
le donne che sono venute prima di noi) hanno lottato, anche con il sangue, per
ottenere.
Una parolina che salta subito all’occhio leggendo l’articolo è “eguale”, quindi tutti
dobbiamo essere in grado di esercitare questo nostro dovere (e diritto) allo stesso
modo. Eppure, sembra esserci sempre qualcosa che non va.
Durante le elezioni amministrative, che si stanno ancora svolgendo in diverse città
italiane, l’avvocata ed attivista Cathy La Torre mentre si trovava nel suo seggio di
appartenenza per votare durante le comunali di Bologna, ha denunciato una pratica
oramai arcaica e che, con i grossi passi da gigante che si stanno facendo oggigiorno,
fa rabbrividire: il registro delle liste elettorali rosa per le donne ed azzurro per gli
uomini (2021 e ancora c’è questa assurda identificazione con questi due colori?), la
presenza accanto al nome di una donna sposata o addirittura divorziata del cognome
del marito (quando sarà abrogata la legge del 1947 che stabilisce che nelle liste
elettorali la donna sia identificata anche con il cognome del marito?) e, per
concludere, le file divise in Donne ed Uomini (con la conseguenza che migliaia di
persone trans, non binarie e androgine sono state costrette a stare in una fila diversa
dal loro genere vissuto)
Cerchiamo prima di fare un po’ di chiarezza.
Chi sono le persone transgender? I non binary? E le persone androgine?
Sempre più frequentemente, si sente parlare d’identità di genere, transgender, trans, persone non binary ma purtroppo non sempre questi termini vengono utilizzati nel modo corretto. Ogni persona ha una propria identità sessuale che è formata da varie componenti: identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale e sesso biologico. Possiamo in breve dire che:
l’identità di genere fa riferimento a come una persona si definisce rispetto al genere, una persona può definirsi maschio, femmina o come appartenente a un genere diverso da questi due (nella maggioranza dei casi, l’identità di genere è in linea con il sesso biologico, ovvero con le caratteristiche biologiche, per esempio i genitali, gli ormoni o i cromosomi, con cui una persona nasce); il ruolo di genere è il modo in cui una persona esprime la propria appartenenza a un genere, ciò che è considerato tipicamente maschile o femminile è influenzato dall’area geografica e dal momento storico in cui si vive, ogni persona ha quindi il suo modo di esprimere il genere a cui sente di appartenere;
l’orientamento sessuale indica l’attrazione fisica e/o romantica verso una persona. L’orientamento sessuale di una persona non è in alcun modo correlato alla sua identità di genere.
Una persona si definisce cisgender quando ha un’identità di genere in linea con il sesso biologico: per esempio, una persona che si sente donna e che è nata con caratteristiche fisiche femminili.
Invece, una persona transgender generalmente presenta un’identità di genere diversa dalle
caratteristiche del sesso biologico, come nel caso di una persona che nasce uomo, ma che si sente donna (o viceversa). Il transgenderismo è un termine ombrello usato per descrivere tutte le persone la cui identità di genere varia rispetto alle aspettative e alle norme caratteristiche della binarietà maschio-femmina. Si può tradurre, per essere più “più immediati”, con “persona tra i generi”. Pertanto, una persona che si definisce transgender è una persona che non arriva necessariamente ad utilizzare interventi medici di chirurgia per la riassegnazione sessuale, tuttavia si comporta e si manifesta esteriormente (a livello sociale) come appartenente al sesso opposto (“espressione di genere”).
A proprosito di termini ormbrello “Non binary” è un termine che descrive prettamente situazioni in cui una persona non si riconosce (o non soltanto) nei due poli di genere maschio-femmina (ENBY).
Il termine si riferisce allo spettro dell’identità e dell’espressione di genere, non all’orientamento sessuale. Pertanto, “Essere non binary” significa potersi sentire (legittimamente!) una parte di una molteplicità di esperienze che hanno a che fare non unicamente con una dicotomia sessuale. Dunque, essere genderfluid significa essere una persona non binary, tuttavia e nello specifico, significa essere una persona che esperisce e si identifica talvolta col maschile e talvolta col femminile. È importante, però, sottolineare che non tutte le persone non binarie si definiscono transgender: talvolta tale termine viene “visto” come ancora rigido di un passaggio maschio-femmina che potrebbe non essere completamente rappresentativo di un percorso più complesso, meno dicotomico e che può, effettivamente, anche variare col tempo.
Infine, con androginosi intende una persona che presenta la combinazione di elementi o caratteristiche maschili e femminili contemporaneamente. Tale “ambiguità” può condizionare lo stile di vita dell’individuo. In termini d’identità di genere, per quanto riguarda gli esseri umani, androgino è una persona che non si adatta perfettamente ai tipici ruoli di genere di mascolinità-femminilità della società all’interno di cui vive; per descrivere sé stesso l’androgino può anche utilizzare i termini “ambigender” o “polygender”. Molti androgini si descrivono come esser mentalmente a metà strada fra uomo e donna, ma possono anche identificarsi come agender ovvero privi di genere d’appartenenza, o tra i generi, di genere neutro, genderqueer, multigender, intergendered, pangender o genderfluid.
Al seggio di qua gli uomini, di là le donne. Ma gli altrə?
Un adagio che si ripete di volta in volta per ogni elezione: è ancora polemica per la suddivisione delle liste elettorali dei seggi.
Il politically correct entra in campo anche nei seggi elettorali grazie all’avvocata Cathy La Torrem attivista dei diritti civili. La denuncia è arirvata tramite social network, dove l’avvocata è molto seguita.
“C’è il registro delle liste elettorali rosa per le donne e azzurro per gli uomini! E poi c’è una legge del 1947, mai abrogata, che stabilisce che nelle liste elettorali la donna sia identificata anche con il cognome del marito. Perciò accanto al cognome di un donna sposata e persino di una divorziata c’è il cognome del marito (o dell’ex marito)”, scrive Cathy La Torre in suo lungo post su instagram, accompagnato da uno scatto effettuato in un seggio elettorale in cui si vedono le due file separate tra uomini e donne ed anche del suo reclamo scritto presentato al presidente di seggio.
Poi l’avvocata aggiunge, arrivando al vero cuore del problema dal suo punto di vista: “Poi ci sono le file divise in donne e uomini, e migliaia di persone trans, non binarie e androgine costrette a stare in una fila che diversa dal loro genere vissuto e dunque costrette a far sapere a tutti i presenti tratti della loro persona.
Molti gridano già a come il politically correct si attacchi a cose stupide invece di pensare alle cose serie, le cose che davvero “contano” e sono “importanti nel nostro paese”, che “si è sempre fatto così”.
Eppure la soluzione è più facile del previsto: per evitare queste situazioni basterebbero elenchi elettorali divisi in base alle lettere dell’alfabeto, via il cognome del marito accanto a quello della donna, perché “se per riconoscere un uomo basta il suo documento di identità, perché non può bastare anche per una donna?”.
Per chi definisce tutto questo una semplice “inezia”, è necessario rispondere che sentirsi umilati non è mai una inezia.
“E’ sempre stato così”, ma forse è finalmente arrivato il momento di darci la possibilità di cambiare le cose.
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