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È entrata in vigore oggi in Portogallo la legge che vieta di coprire integralmente il volto negli spazi pubblici. Il provvedimento, spesso definito nel dibattito pubblico come “legge del burqa”, introduce sanzioni sia per chi viola il divieto sia per chi costringe un’altra persona a nascondere il viso.
La normativa riguarda una serie di luoghi accessibili alla cittadinanza e prevede alcune specifiche eccezioni.
Chi viene ritenuto responsabile di una violazione può essere punito con una sanzione fino a 3.000 euro.
La legge interviene anche nei casi in cui il volto coperto sia imposto da un’altra persona. Per chi obbliga qualcuno a nascondere il viso è prevista una pena che può arrivare a due anni di carcere. Se la persona coinvolta è minorenne, la pena può aumentare di un terzo.
Il provvedimento si applica alle strade e agli altri spazi pubblici, ma anche a luoghi aperti alla cittadinanza e alle strutture nelle quali vengono forniti servizi generalmente accessibili.
Non tutti gli ambienti rientrano però nel campo di applicazione della norma. Sono infatti esclusi, tra gli altri, aeromobili, sedi diplomatiche e consolari e luoghi di culto.
Una particolare eccezione riguarda inoltre le esigenze sanitarie. Il divieto non impedisce di coprire il volto per motivi di salute, rendendo quindi possibile, ad esempio, l’utilizzo di una mascherina chirurgica.
Il provvedimento ha avuto un percorso parlamentare segnato dal confronto tra diverse forze politiche.
La proposta originaria era stata presentata da Chega, partito portoghese di destra radicale, e ha ottenuto in Parlamento il sostegno di diverse forze della destra. Il testo è stato successivamente modificato dal partito del primo ministro conservatore Luís Montenegro.
Gli emendamenti sono stati introdotti anche con l’obiettivo di ridurre i possibili profili di incostituzionalità, in particolare quelli legati alla libertà religiosa.
Nella formulazione approvata definitivamente e promulgata in estate dal presidente della Repubblica, il divieto non viene presentato come una misura rivolta direttamente a una specifica religione.
La legge motiva infatti la restrizione principalmente attraverso esigenze connesse alla sicurezza e all’ordine pubblico. È questo uno degli elementi che distinguono il testo finale dalla proposta iniziale e che hanno accompagnato il dibattito politico e istituzionale sul provvedimento.
Con l’entrata in vigore comincia ora l’applicazione concreta della nuova normativa, destinata a incidere sull’uso di indumenti o altri elementi che impediscano di riconoscere il volto negli spazi pubblici.
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