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1 anno agoon
Telefonia mobile: le offerte riservate a utenti di specifici operatori concorrenti “sono un problema per il settore delle telecomunicazioni in Italia, per gli operatori, per i consumatori e in generale per tutta l’industria“.
È quanto ha affermato l’amministratore delegato di Iliad, Benedetto Levi, chiedendo di vietarle, alla presentazione dei dati di due ricerche sul fenomeno – nella conferenza “Offerte riservate: regolamentazione e implicazioni sulle dinamiche competitive del settore” al Senato.
“Si è sentiti dire dai nostri concorrenti, che in realtà la causa dei problemi del settore delle telecomunicazioni è proprio Iliad“, ha osservato Levi aggiungendo che si parla però di “guerra dei prezzi” da prima dell’arrivo dell’operatore in Italia e che “forse si confonde con la concorrenza sui prezzi“.
“Le ricerche presentate dimostrano inequivocabilmente – ha commentato l’a.d. di iliad – che le offerte riservate deprimono gli investimenti, scoraggiano l’innovazione, sono tutto tranne che trasparenti. Ormai è chiaro che non c’è nessuna valida ragione per non vietarle definitivamente, e questo è il mio auspicio“.

Le “offerte riservate” sono una pratica presente solo ed esclusivamente in Italia e tipica del mercato telefonico, che penalizza tutto il settore delle telecomunicazioni e i consumatori finali.
Queste offerte, disponibili solo per utenti provenienti da determinati operatori, vengono proposte a prezzi particolarmente bassi, con l’obiettivo di sottrarre clienti ad alcuni operatori concorrenti. È quanto emerge per l’appunto dallo studio “Dinamiche competitive del settore della telefonia mobile. Le offerte riservate”, promosso da Iliad e presentato in Senato.
Uno strumento utilizzato dagli operatori storici ormai da anni, che risulta essere costoso e poco sostenibile nel lungo periodo: lo studio documenta che le offerte riservate contribuiscono a un’erosione del valore complessivo del mercato, con effetti negativi per tutti gli operatori, inclusi quelli che promuovono queste pratiche, poichè la continua riduzione dei prezzi deprime i ricavi
Dallo studio è emerso che le offerte riservate tendono a innescare delle spirali di offerte a ribasso e meccanismi di triangolazione tra gli operatori, rendendo il fenomeno sempre più radicato. Questo non solo limita la capacità degli operatori di investire in nuove tecnologie e migliorare i servizi, ma indebolisce gli operatori concorrenti, in particolare i nuovi entranti; ostacola l’ingresso di nuovi operatori nel mercato e limita la competizione diretta nel mercato tra gli operatori storici stessi.
Sei italiani su dieci faticano a orientarsi nel mercato e sembra esserci la consapevolezza che, sebbene tutti gli operatori facciano delle offerte all’apparenza convenienti, molti alla fine si ritrovino a pagare di più. Per questo, il 70% dei consumatori preferisce pagare un prezzo iniziale più alto per evitare rimodulazioni delle tariffe.

Le offerte riservate sono considerate dalla maggioranza ingiuste o ingannevoli e responsabili di togliere trasparenza e chiarezza a un settore in cui è già difficile tenere il passo. Ecco perché ben tre intervistati su quattro auspicano l’intervento dello Stato per regolamentare il mercato in maniera più rigida e garantire standard sostenibili per tutti gli operatori.


