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7 mesi agoon
In sala c’è un capolavoro: e se anche partirete scettici, alle ultime scene di Una battaglia dopo l’altra – pellicola incendiaria di Paul Thomas Anderson – vi ritroverete seduti sul bordo della poltroncina del cinema, tesi e travolti da questa storia di 162 minuti.

Adattato – molto liberamente e in chiave contemporanea – dal romanzo Vineland di Thomas Pyncho, il film inizia raccontando la storia Pat e Perfidia, due attivisti del gruppo French 75 che hanno una relazione. Spregiudicati e violenti, i membri del gruppo di estrema sinistra fanno della lotta la ragione della propria vita – le cose cambiano quando però Perfidia attira, durante un’azione paramilitare, l’attenzione del colonello Steven J. Lockjaw. Attratto in modo morboso dalla donna dopo aver subito una molestia, Lockjaw la segue e la sorprende durante la preparazione di un attentato, ma la lascia andare dopo che questa accetta di avere un rapporto sessuale con lui in un hotel.
Perfidia, alcuni mesi dopo, partorisce una figlia – non è chiaro se sia figlia di Pat o del colonnello, fatto sta che Pat se ne prende cura dal primo momento. Perfidia, invece, pensa solo alla lotta e per questo abbandona la figlia e il compagno. Dopo l’arresto della donna, Pat e la figlia Charlene sono costretti a fuggire e a cambiare identità, assumendo quella di due morti: Bob e Willa.
Pensate che abbia fatto degli spoiler? Questa era solo la premessa: la vera storia inizia adesso, con Willa adolescente e il colonnello Lockjaw che, ancora ossessionato da Perfidia, tornerà nella vita della ragazza… trascinando con sé l’esercito, un gruppo di suprematisti bianchi e stravolgendo la vita del povero Bob-Pat, rallentato da anni di inattività e dall’abuso di alcol e droghe leggere.

Questa lunga pellicola, accolta più che positivamente dalla critica ma che per ora non ha fatto incassi brillanti al botteghino, potrà sorprendere in molti modi – forse con Benicio del Toro nelle vesti di un sensei messicano o con il gruppo di suprematisti che si salutano dicendosi “buon Natale“; o magari sarà la vista di uno Sean Penn neo-nazista costretto a mantenere un’erezione durante un sequestro a stupirvi – fatto sta che, di certo, Una battaglia dopo l’altra non potrà lasciare indifferenti.
Soprattutto, Anderson – che ha curato anche la fotografia del film – ci regala una storia che è collettiva e personale, dramma politico e insieme familiare, che riesce a prendere lo spettatore a più livelli, sconcertandolo, facendolo divertire, esaltandolo e strappandogli anche qualche lacrima.

La forza di questa pellicola (che ha entusiasmato anche Steven Spielberg) forse è nel fatto che racconti una storia complessa, che – anche se ha dei VeriCattiviTM – non è interessata a educare nessuno e che non si lascia sfuggire nessuna sfumatura dei suoi personaggi: Una battaglia dopo l’altra, insomma, è una storia che resta umana e che, attraverso gli occhi di guerriere, mostri, padri, figlie e rivoluzionari, racconta la storia di alcune persone – una storia che non è buona né cattiva, non è bella né brutta, ma è, in tutta la sua magnificenza, una storia umana.
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