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Cronaca

Vaiolo delle scimmie: di cosa si tratta?

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Vaiolo delle scimmie: di cosa si tratta?

L’emergenza Covid non è ancora terminata, ma si sperava di riuscire ad avere un po’ di tranquillità. Ma ecco che una nuova “paura” si insidia nelle menti europee: quella del vaiolo delle scimmie. Una rara (anche se non nuova) malattia virale.

Prima di parlare, di fare calcoli e congetture, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Cos’è il Vaiolo delle scimmie? Quali sono i sintomi? Come si trasmette?

Il vaiolo delle scimmie (monkeypox in inglese) è una rara malattia infettiva causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo, ma meno diffuso e meno grave.

Perché si chiama così? Si chiama così perché si diffonde prevalentemente tra le scimmie ed i piccoli roditori dell’Africa centrale e occidentale. Occasionalmente viene trasmesso all’uomo attraverso il contatto diretto con l’animale, la sua saliva o altri fluidi.

La scoperta del vaiolo delle scimmie.

Il virus del vaiolo delle scimmie fu “scoperto” ed osservato per la prima volta in alcuni primati di laboratorio nel 1958, mentre il primo caso umano identificato emerse nel 1970 nell’attuale Repubblica Democratica del Congo.

Dopo aver spiegato cos’è, cerchiamo di capire quali sono i sintomi che possono manifestarsi.

I pazienti che sono colpiti da vaiolo delle scimmie mostrano sintomi quali febbre, brividi, dolori muscolari e stanchezza debilitante. In una seconda fase, invece, possono comparire vescicole e pustole con croste simili a quelle della varicella, soprattutto sul viso e nella zona dei genitali.

Come si trasmette?

Come detto, si trasmette soprattutto tra scimmie e roditori. Ma il contagio può avvenire anche tra umani.

Secondo l’OMS, il contagio da uomo a uomo si verifica soprattutto attraverso i droplets respiratori che si depositano in fretta sulle superfici, e quindi con un contatto faccia a faccia ravvicinato e prolungato.

La maggior parte dei casi nel Regno Unito riguarda uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, un fatto che ha portato alcuni a ipotizzare una nuova via di contagio a trasmissione sessuale. Il vaiolo delle scimmie non è però considerato una malattia sessualmente trasmissibile.

Arrivano i primi casi di vaiolo delle scimmie.

Il primo caso italiano è stato identificato allo Spallanzani di Roma: un ragazzo, di ritorno dalle isole Canarie, è risultato positivo al vaiolo delle scimmie. In Europa il primo infetto era stato segnalato il 7 maggio, altri casi sono stati rinvenuti anche in Spagna e Portogallo, per ora una ventina in totale. Fino ad ora tutti i contagiati stanno bene.

Secondo gli esperti non si tratta di un virus particolarmente insidioso, particolare testimoniato dal fatto che anche precedenti focolai riscontrati in occidente si sono esauriti rapidamente.

Nonostante le rassicurazione degli esperti, alcune istituzioni stanno già valutando campagne di vaccinazione.

Il ritorno dello stigma.

A seguito delle dichiarazioni dell’OMS, riguardante la trasmissione del virus che “è stata osservata nell’ambito della comunità omosessuale”, la paura del ritorno di uno stigma, come negli anni Ottanta, è presente.

In merito alla epidemia di vaiolo chiediamo chiarimenti al Ministero della Salute e che siano vietate affermazioni come quella del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) che afferma che le persone gay sono a rischio, per tale epidemia”.

Il Partito Gay teme, infatti, che “nuovamente come negli anni Ottanta (per l’AIDS) si crei uno stigma contro le persone gay“, sottolinea Fabrizio Marrazzo, il portavoce del Partito Gay per i diritti Lgbt+, Solidale, Ambientalista e Liberale.

Questo perché il vaiolo delle scimmie si trasmette tra le persone principalmente per via orale durante il contatto diretto prolungato, oppure tramite contatto con liquidi organici di una persona infetta, come il sangue, lo sperma, la saliva.

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