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1 mese agoon
Scene di violenza inaudita hanno macchiato il calcio dilettantistico campano al termine della gara di Eccellenza tra Sant’Anastasia Calcio e Gladiator 1924. Quella che doveva essere una semplice domenica di sport si è trasformata in un pomeriggio di paura, con una violenta rissa esplosa nel parcheggio esterno all’impianto sportivo di Sant’Anastasia, comune dell’area vesuviana in provincia di Napoli.
Le immagini, diffuse nelle ore successive sui social, mostrano un gruppo di individui armati di mazze, caschi e oggetti contundenti inseguire e aggredire alcune persone, costrette a fuggire per evitare il peggio. Una vera e propria caccia all’uomo, avvenuta in pieno giorno e sotto gli occhi di diversi presenti, che nulla ha a che fare con lo sport e con il tifo sano.
Il video è stato rilanciato anche dal deputato Francesco Emilio Borrelli, da sempre impegnato nel denunciare episodi di degrado e violenza. A commentare le immagini è stato un cittadino che ha parlato senza mezzi termini di “pseudo tifosi” e di una “vergogna”, parole che sintetizzano bene lo sconcerto di fronte a quanto accaduto.
Secondo quanto emerso, l’aggressione sarebbe avvenuta al di fuori dello stadio, al termine dell’incontro, coinvolgendo alcuni sostenitori del Gladiator. Il club nerazzurro ha diffuso un comunicato ufficiale denunciando una violenta aggressione subita dai propri tifosi, con alcuni di loro costretti a ricorrere alle cure mediche. La società ha espresso ferma condanna per episodi che, ha sottolineato, “non appartengono al mondo dello sport”.
Anche il Sant’Anastasia Calcio ha preso le distanze dai fatti, condannando con decisione ogni forma di violenza e annunciando piena collaborazione con le forze dell’ordine per individuare i responsabili. “Non è questo il calcio che vogliamo”, si legge nella nota del club, che ha ribadito la volontà di tutelare l’immagine della società e della comunità sportiva locale.
Le forze dell’ordine stanno ora analizzando i filmati e raccogliendo testimonianze per ricostruire l’esatta dinamica degli eventi. L’episodio potrebbe portare a denunce, Daspo e provvedimenti disciplinari, sia a livello penale sia sportivo.
Quanto accaduto riapre un tema delicato e mai risolto: la sicurezza nelle categorie dilettantistiche, dove spesso mancano controlli adeguati, steward sufficienti e una gestione efficace delle fasi di deflusso del pubblico. Se sugli spalti la situazione può apparire sotto controllo, è all’esterno degli impianti che troppo spesso esplodono tensioni e regolamenti di conti.
Il rischio è che episodi del genere allontanino famiglie, giovani e veri appassionati da un calcio che dovrebbe essere aggregazione, crescita e passione. L’Eccellenza, come tutto il movimento dilettantistico, rappresenta il cuore pulsante del calcio italiano, ma senza regole rispettate e senza rispetto reciproco diventa terreno fertile per violenza e degrado.
Quanto accaduto a Sant’Anastasia non può essere archiviato come un episodio isolato. È piuttosto il sintomo di un disagio più ampio che coinvolge il calcio dilettantistico e il modo in cui viene vissuto dentro e fuori dagli stadi. È accettabile che una partita di Eccellenza si trasformi in una caccia all’uomo nel parcheggio? È normale che chi segue una squadra per passione debba temere per la propria incolumità al termine di una gara?
La responsabilità non può ricadere su chi ama lo sport in maniera sana, ma su una minoranza violenta che continua a inquinare l’ambiente calcistico. Quanto ancora si dovrà attendere affinché la sicurezza venga garantita anche nelle aree esterne agli impianti? E quale ruolo devono assumere società, istituzioni e tifosi per evitare che episodi simili si ripetano?
Finché queste domande resteranno senza risposte concrete, il calcio di base continuerà a pagare il prezzo più alto, perdendo credibilità, pubblico e la sua funzione sociale più autentica.
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