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3 mesi agoon
Trump insulta una giornalista di Bloomberg chiamandola “Quiet, quiet piggy” durante una domanda sul caso Epstein, generando una forte ondata di indignazione negli Stati Uniti. L’insulto, percepito come sessista e offensivo, è stato interpretato anche come un grave episodio di body shaming, in linea con altre uscite contro donne del mondo dei media e dello spettacolo. L’episodio, avvenuto sull’Air Force One, ha riacceso il dibattito sul rapporto di Trump con la stampa e sul suo stile comunicativo aggressivo.
L’incidente è avvenuto durante il viaggio di ritorno a Washington. Catherine Lucey, giornalista di Bloomberg, ha chiesto perché il presidente rifiutasse di pubblicare nuovi documenti relativi alla vicenda Epstein. Invece di rispondere, Trump l’ha fissata, ha puntato il dito contro di lei e le ha intimato: “Quiet, quiet piggy”.
Il tono e la scelta della parola hanno immediatamente fatto scattare reazioni di shock tra i presenti. Secondo vari media, Trump avrebbe poi continuato a criticare la reporter anche una volta atterrato, suggerendo che Bloomberg avrebbe dovuto licenziarla.
L’espressione “piggy”, traducibile come “maialina”, è un insulto che combina più livelli di violenza verbale. Da un lato c’è il tentativo di zittire una donna che sta semplicemente svolgendo il suo lavoro; dall’altro c’è la ridicolizzazione fisica, tipica del body shaming.
Questo episodio rientra in un modello comunicativo già visto: durante la campagna del 2016 Trump chiamò l’ex Miss Universo Alicia Machado “Miss Piggy”, insinuando che fosse ingrassata troppo per mantenere il titolo. Le associazioni per i diritti delle donne hanno definito l’insulto alla reporter come un atto degradante e disumanizzante.
La frase ha immediatamente scatenato commenti di condanna da parte di giornalisti, politici e commentatori. Molti hanno sottolineato come attaccare una reporter sul piano fisico non solo sia inaccettabile, ma costituisca anche un tentativo di intimidire chi pone domande scomode.
Organizzazioni che difendono la libertà di stampa hanno ricordato che episodi del genere possono creare un effetto di autocensura: se un presidente deride o umilia una giornalista, altri potrebbero evitare domande critiche per paura di essere messi alla gogna.
Allo stesso tempo, diversi editorialisti hanno rilevato che questi attacchi non sono incidenti isolati, ma parte di una strategia retorica che punta a delegittimare chi fa informazione. L’accaduto rafforza quindi le preoccupazioni su come Trump gestisce il confronto pubblico, soprattutto quando coinvolge figure femminili.
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