In occasione del primo maggio si torna a parlare di salario minimo per i lavoratori. Il governo Meloni ribadisce il suo ‘no’, ma si dimostra favorevole al salario giusto. Ecco quali sono le differenze.
Cos’è il salario giusto?
L’opposizione continua la sua lotta contro il rifiuto del governo Meloni riguardo la proposta di un salario minimo di 9 euro all’ora. Negli ultimi anni la Toscana, la Puglia e la Campania hanno lavorato affinché i lavoratori percepissero un’indennità minima.
La maggioranza propone invece un salario giusto, ma qual è la differenza con la prima opzione? Scopriamolo insieme.
Il salario giusto non deve tenere in considerazione solo della paga oraria, ma di tutte le parti che compongono la busta, incluse le somme accessorie, indennità, bonus e altro. A dominare quest’opzione è la contrattazione collettiva: “Noi crediamo nella contrattazione come strumento per costruire questo benchmark, non può essere il governo a stabilirlo. Per noi il parametro di riferimento sono i contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati e dalle imprese“.
L’idea è di mettere pressione alle aziende: se vogliono avere gli sgravi contributivi per le assunzioni, saranno tenute ad applicare i contratti collettivi più rappresentativi che già esistono, o almeno un trattamento equivalente. Chi non lo fa rinuncerà agli incentivi. Rispetto alla norma per il salario minimo, non c’è un’asticella fissata dalla politica e non c’è una spinta ai contratti collettivi perché si avvicinino a quell’asticella.
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