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4 anni agoon
In Bielorussia possedere una copia di 1984, il capolavoro distopico di George Orwell, è un reato: il governo di Alexander Lukashenko, indefesso alleato di Vladimir Putin, ha ordinato che ogni copia del romanzo venga ritirata da tutte le librerie del Paese, fisiche e anche digitali. Non è la prima volta che 1984 viene proibito: anche nell’Unione Sovietica, fino al 1987, era assolutamente vietato avere e leggere il romanzo orwelliano.
Come riportano fonti ucraine, quattro giorni fa c’è già stato il primo arresto: dopo una perquisizione da parte delle forze di sicurezza dello Stato russe dell’appartamento dell’editore Andrey Yanushkevich, questi sarebbe stato arrestato insieme a un suo collega. Nell’abitazione dell’uomo sarebbero infatti state ritrovate 200 copie del romanzo orwelliano.
“È stupido, ma completamente nello spirito di Lukashenko.”
ha dichiarato a riguardo il poeta bielorusso Serhiy Prylutsky “Questa è una mossa comune a tutti i dittatori: vietare la verità su come funziona il meccanismo della repressione.”

Non è comunque la prima volta che in questi anni il romanzo viene messo all’indice: l’Università di Northampton, in Inghilterra, solo qualche mese fa ha infatti sconsigliato la lettura del romanzo. Le motivazioni? “È un romanzo offensivo e inquietante”, aveva argomentato l’università, che “affronta questioni impegnative relative a violenza, genere, sessualità, classe, razza, abusi, abusi sessuali, idee politiche e linguaggio offensivo”.
Il libro di Orwell non è stata l’unica vittima di questa censura soft: l’università aveva infatti anche sconsigliato il fumetto “V per Vendetta” di Alan Moore e David Lloyd e “Il sesso delle ciliegie” di Jeanette Winterson. Al tempo, Andrew Bridgen, parlamentare britannico, aveva commentato l’avvenimento affermando che, ironicamente “i nostri campus universitari si stanno rapidamente trasformando in zone distopiche del Grande Fratello in cui viene insegnata la neolingua per ridurre la gamma del pensiero intellettuale e cancellare chi non si conforma.”

Quando un libro viene proibito, c’è solo una cosa da fare: leggerlo.
Non è detto che la sua lettura ci piaccia e nemmeno che saremo d’accordo con le tesi e le storie promosse dal suo autore, ma quando un romanzo, un racconto, un saggio viene vietato significa che ha qualcosa da dire e, anche solo per questo, vale la pena ascoltarlo – anche se per contestarlo, per prenderne le distanze.
Nonostante la sua celebrità e il suo essere citato più che mai frequentemente (e spesso a sproposito), George Orwell è incompreso, il suo pensiero stravolto e il messaggio dei suoi libri a dir poco travisato: basti pensare che l’autore, oltre che essere citato dai complottisti più beceri, è nominato spesso anche dai movimenti pacifisti, di cui aveva un’opinione decisamente negativa – come dimostra questa dichiarazione dell’autore citata ne “Orwell ou l’horreur de la politique”, di Simon Leys:
“È un fatto che il pacifismo non esista se non in comunità i cui membri non credono alla possibilità reale di una invasione e di una conquista straniera. Nessun governo potrebbe operare secondo principi puramente pacifisti, poiché un governo che rifiutasse di ricorrere alla forza in qualsiasi circostanza potrebbe essere rovesciato da chiunque fosse pronto a utilizzare la forza. Il pacifismo rifiuta di affrontare il problema del governo, e i pacifisti pensano sempre come persone che non si troveranno mai in una posizione d’autorità, ed è per questo che li considero irresponsabili.”
Nell’improbabile eventualità in cui non abbiate ancora letto 1984, qualsiasi sia la vostra idea riguardo la pace e la guerra, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, cogliete l’occasione per farlo: è un libro che parla sì di dittature, paure, torture e violenze, di odio e crudeltà, ma è soprattutto un romanzo che parla di verità e di umanità.
Ogni volta che George Orwell viene insultato e vilipeso, ogni volta che 1984 viene censurato, sconsigliato e proibito, rileggetelo: nonostante gli anni che passano e i tempi che cambiano, avrà sempre molto da dire.

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