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“Partenope” di Ennio Morricone debutta al San Carlo: l’opera ritrovata di Napoli

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Dopo oltre trent’anni di silenzio, Partenope, l’unica opera lirica composta da Ennio Morricone, è stata finalmente rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli, riportando alla luce un lavoro rimasto a lungo inedito. Scritta nel 1995, l’opera si ispira al mito della sirena Partenope, figura leggendaria legata alla nascita di Napoli, e diventa oggi un simbolo potente del legame tra la città, la sua storia e la sua identità culturale.

Morricone, celebre in tutto il mondo per le sue colonne sonore cinematografiche e vincitore dell’Oscar alla carriera nel 2007, non ha mai potuto assistere alla messa in scena di questa sua unica opera lirica. Il progetto, inizialmente pensato per un festival che non ebbe mai luogo, rimase per anni accantonato e dimenticato. Il compositore è scomparso nel 2020, lasciando Partenope come un’opera sospesa nel tempo, finalmente restituita al pubblico solo oggi.

Un debutto storico al Teatro San Carlo

La prima assoluta si inserisce nel programma delle celebrazioni per i 2.500 anni dalla fondazione di Napoli, conferendo all’evento un forte valore simbolico. La produzione è stata affidata alla regia di Vanessa Beecroft e alla direzione musicale di Riccardo Frizza, che hanno proposto una lettura capace di unire tradizione e modernità.

Sul palco si sono esibiti interpreti di rilievo internazionale, tra cui Jessica Pratt e Maria Agresta nel ruolo di Partenope, affiancate da Désirée Giove, Francesco Demuro e dalla voce narrante di Mimmo Borrelli. L’Orchestra e il Coro del Teatro San Carlo hanno accompagnato lo spettacolo, accolto con grande partecipazione dal pubblico, in particolare durante l’anteprima gratuita aperta alla cittadinanza.

Il mito di Partenope tra passato e presente

La messa in scena rilegge il mito della sirena in chiave contemporanea, trasformandolo in una metafora della città stessa: una Napoli sospesa tra memoria e cambiamento, capace di reinventarsi senza rinnegare le proprie radici. Partenope diventa così non solo un’opera musicale, ma anche un racconto identitario che mette in dialogo il passato mitologico con il presente urbano.

L’evento assume quindi un valore che va oltre il palcoscenico: è un omaggio alla cultura napoletana, alla musica e alla capacità dell’arte di attraversare il tempo, ritrovando nuova voce anche dopo decenni di silenzio.

Quanto conta recuperare opere dimenticate per comprendere davvero la nostra storia culturale?
È giusto che lavori artistici di tale valore restino per anni nell’ombra prima di essere riscoperti?
I grandi teatri storici, come il San Carlo, possono ancora essere luoghi di incontro tra tradizione e nuove generazioni?

A mio parere, il debutto di Partenope rappresenta un momento di grande importanza non solo per il mondo della lirica, ma per la città di Napoli nel suo insieme. Quest’opera dimostra che la cultura non invecchia e che l’arte, anche quando viene dimenticata, può tornare a parlare con forza al presente. Napoli, attraverso la musica di Morricone e il suo mito fondativo, riafferma il proprio ruolo di città viva, capace di custodire il passato e trasformarlo in una risorsa per il futuro.

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