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Ponte sullo Stretto: allarme per gli uccelli migratori

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Il progetto del ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito ambientale. A preoccupare sono questa volta le possibili conseguenze sulla fauna migratoria: secondo diverse associazioni ambientaliste, la costruzione dell’opera potrebbe provocare ogni anno la morte di decine di migliaia di uccelli.

Il motivo è la posizione scelta per realizzare il ponte, proprio lungo una delle principali direttrici utilizzate dagli uccelli durante gli spostamenti tra Europa e Africa.

Una delle rotte migratorie più importanti

Lo Stretto rappresenta infatti un punto di passaggio fondamentale per numerose specie. Ogni anno milioni di uccelli attraversano quest’area durante le migrazioni stagionali.

BirdLife International e 79 organizzazioni partner, tra cui la Lipu-BirdLife Italia, hanno analizzato la documentazione relativa al progetto e hanno deciso di rivolgersi direttamente alle istituzioni europee.

Una lettera è stata inviata alla commissaria europea per l’Ambiente Jessika Roswall e al segretario esecutivo della Convenzione sulle Specie Migratorie, Andy Raine, con la richiesta di fermare il progetto alla luce dei possibili effetti sull’avifauna.

Già segnalati possibili danni agli uccelli

Il problema della mortalità degli uccelli non sarebbe nuovo. Nella documentazione del progetto sono già presenti stime relative alla possibile morte di centinaia di rapaci e decine di migliaia di passeriformi.

La Commissione Tecnica VIA-VAS del Ministero dell’Ambiente ha inoltre espresso un parere negativo nell’ambito della Valutazione di incidenza (VIncA), procedura prevista dalla normativa europea per stabilire se un’opera possa compromettere l’integrità di un’area protetta della rete Natura 2000.

Secondo le associazioni, però, le stime contenute nel progetto potrebbero essere inferiori alla reale entità dell’impatto.

«I dati forniti dal proponente sono fortemente sottostimati», sostiene la Lipu.

Rapaci, cicogne e passeriformi tra le specie a rischio

A essere interessate sarebbero numerose specie che utilizzano lo Stretto durante i loro spostamenti.

Tra queste figurano rondini, gruccioni, gru, cicogne bianche, cicogne nere e falchi pecchiaioli. Il passaggio potrebbe inoltre interessare specie particolarmente vulnerabili, come il capovaccaio e l’albanella pallida.

I rischi non sarebbero legati soltanto alla possibilità di collisione con la struttura. A incidere potrebbero essere anche la perdita di aree utilizzate per alimentarsi e riposare e le modifiche al comportamento degli animali provocate dalla presenza e dall’illuminazione del ponte.

Le stime durante le migrazioni

Le associazioni hanno elaborato alcune stime considerando anche le condizioni meteorologiche più difficili.

Durante la migrazione primaverile, in presenza di condizioni sfavorevoli, potrebbero morire oltre 500 rapaci e più di 84.000 passeriformi e altri migratori notturni.

In autunno le stime indicano invece oltre 130 rapaci e circa 9.500 migratori notturni potenzialmente uccisi.

A questi numeri si aggiungono gli animali che potrebbero essere costretti a interrompere il proprio viaggio. Si parla di circa 230.000 passeriformi e 28.000 limicoli che potrebbero effettuare soste non previste, affrontando un ulteriore dispendio di energie.

Il maltempo può aggravare il problema

Il rischio sarebbe particolarmente elevato durante le giornate caratterizzate da maltempo e forti venti, condizioni tutt’altro che insolite nello Stretto.

In questi casi gli uccelli potrebbero avere maggiori difficoltà a mantenere le proprie traiettorie di volo e a individuare correttamente le aree di sosta.

Le associazioni ricordano inoltre che gli animali migratori devono già affrontare gli effetti della crisi climatica, tra siccità, incendi e ondate di calore, oltre alle conseguenze del bracconaggio e della preapertura della caccia nelle aree utilizzate per alimentarsi e riposare.

L’allarme della Lipu

Per Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia, la questione riguarda anche la responsabilità dell’Italia nella protezione di una rotta che collega due continenti.

Secondo l’associazione, la tutela delle rotte migratorie tra Africa ed Eurasia dovrebbe essere considerata nelle decisioni relative a grandi infrastrutture che interessano questi territori.

Anche ISPRA, secondo quanto riportato dalle associazioni, avrebbe evidenziato la difficoltà di compensare la perdita di avifauna determinata dal progetto, ritenendo l’opera problematica rispetto agli obiettivi di conservazione.

Lo Stretto e il rischio sismico

Il dibattito sul ponte non riguarda però soltanto l’impatto sugli uccelli. Un altro tema particolarmente discusso è quello della sicurezza dell’area in cui dovrebbe sorgere l’infrastruttura.

Il territorio dello Stretto è caratterizzato da una significativa attività sismica. Il geologo, ricercatore del CNR e divulgatore scientifico Mario Tozzi ha più volte richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità degli edifici presenti sulle due sponde.

Il riferimento storico più drammatico è il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, una delle catastrofi sismiche più devastanti mai avvenute in Italia. La scossa, stimata intorno a magnitudo 7,1, provocò circa 120.000 vittime tra Sicilia e Calabria.

Un progetto al centro di un confronto ancora aperto

Da una parte c’è dunque una grande infrastruttura destinata a collegare Sicilia e Calabria; dall’altra le preoccupazioni espresse da associazioni ambientaliste e ricercatori sugli effetti che la sua realizzazione potrebbe avere sull’ecosistema dello Stretto.

Il confronto resta aperto e coinvolge questioni diverse: dalla tutela delle specie migratorie alla sicurezza del territorio, fino alle conseguenze economiche e ambientali di un’opera di queste dimensioni.

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