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Il Super El Niño 2026-2027 potrebbe avere un impatto drammatico sulla salute di milioni di persone. Secondo una nuova analisi del Climate Impact Lab, il fenomeno potrebbe provocare 451.000 morti legate al caldo estremo entro febbraio 2027.
Si tratta soltanto dei decessi associati alle temperature elevate. La stima non comprende infatti le possibili vittime provocate da altri eventi collegati a El Niño, come alluvioni, tempeste, siccità, incendi e crisi alimentari.
Il dato emerge dall’analisi di climatologi, data scientist ed economisti del Climate Impact Lab, organizzazione che studia le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla popolazione, sull’economia e sull’ambiente.
Le proiezioni dei principali modelli climatici indicano per novembre 2026 un’anomalia di temperatura nella regione Niño 3.4, nel Pacifico tropicale e centrale, che potrebbe arrivare a +4 °C, con una forbice stimata tra +3,7 e +4,2 °C.
Se confermato, sarebbe un valore superiore a quello raggiunto dai precedenti grandi episodi di El Niño. Nel 1997-1998 il picco era stato di circa +2,6 °C, mentre nel 2015-2016 aveva raggiunto +2,4 °C.
Secondo le stime del Climate Impact Lab, gran parte delle vittime si concentrerebbe nell’emisfero australe e soprattutto nelle aree più vulnerabili dell’Africa subsahariana.
Tra i Paesi maggiormente interessati figurerebbe la Nigeria, con una stima di circa 31.400 decessi. Seguono Indonesia con 19.300, Sudan con 17.500, India con 15.800 e Brasile con 13.300.
Nella lista compaiono inoltre Repubblica Democratica del Congo e Niger, entrambi con circa 10.000 vittime stimate, oltre a Ciad, Filippine e Sud Sudan.
Michael Greenstone, cofondatore del Climate Impact Lab e professore emerito all’Università di Chicago, ha sottolineato la portata della previsione.
Secondo il ricercatore, oggi è possibile utilizzare i dati sulle temperature per stimare anche il loro impatto sulla mortalità. Le 451.000 persone indicate nella ricerca, ha spiegato, non sono soltanto una statistica, ma rappresentano individui e famiglie che potrebbero essere colpiti nei prossimi mesi.
Per gli scienziati, conoscere in anticipo le aree maggiormente esposte permette però di intervenire prima che arrivino le condizioni più estreme.
Nonostante le previsioni siano particolarmente preoccupanti, il rapporto evidenzia anche la possibilità di ridurre il numero delle vittime.
Tra gli strumenti indicati ci sono sistemi di allerta precoce, centri climatizzati e una diversa organizzazione degli orari di lavoro, soprattutto nelle zone in cui le temperature potrebbero raggiungere livelli pericolosi.
L’obiettivo è intervenire prima che le ondate di calore raggiungano il loro picco, proteggendo soprattutto le persone più esposte.
Uno degli aspetti più significativi dello studio riguarda il confronto con il cambiamento climatico. Le condizioni previste durante questo Super El Niño potrebbero essere paragonabili, per alcuni effetti, a quelle che il pianeta potrebbe sperimentare con maggiore frequenza nei prossimi decenni.
Per Tamma Carleton, ricercatrice del Climate Impact Lab e docente dell’Università della California, è quindi necessario utilizzare l’attuale emergenza anche per prepararsi al futuro.
L’obiettivo, secondo la scienziata, non dovrebbe essere quello di vivere continuamente in uno stato di emergenza, ma di costruire già oggi sistemi capaci di proteggere le persone quando temperature estreme come quelle attuali diventeranno più frequenti.
El Niño è un fenomeno naturale legato alle variazioni delle temperature delle acque dell’Oceano Pacifico. Gli esperti ritengono però che il riscaldamento globale possa amplificarne alcuni effetti, anche se la relazione tra i due fenomeni continua a essere oggetto di studio.
Il Super El Niño previsto per il 2026-2027 viene quindi osservato con particolare attenzione proprio per la combinazione tra un evento naturale eccezionale e un pianeta che presenta già temperature medie molto elevate.
L’Italia, trovandosi lontana dall’area del Pacifico direttamente interessata dal fenomeno, non dovrebbe essere tra le zone maggiormente colpite dagli effetti diretti del Super El Niño.
Secondo le valutazioni riportate dal climatologo Luca Mercalli, l’evento appare particolarmente vistoso rispetto agli episodi osservati in passato. Per il nostro Paese gli effetti potrebbero essere soprattutto indiretti, con una possibile stagione fredda più mite e un aumento delle temperature.
Il dato più importante resta però quello globale: mentre gli scienziati continuano a monitorare l’evoluzione del fenomeno, le stime sulle conseguenze del caldo mostrano quanto possa essere importante prepararsi in anticipo alle condizioni climatiche estreme.
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