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Uomini, belve e alieni: “Quando le belve arriveranno” è un viaggio nella crudeltà – recensione

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L’orrore si annida nella quotidianità, in mezzo alla folla, tra i nostri vicini e i banchi di scuola, si mimetizza riducendosi a ombre scure, punti di nero negli occhi del prossimo – l’orrore è un’infezione che si propaga tra conoscenti, amici e colleghi e Alfredo Palomba dimostra di saperlo bene tra le pagine del suo ultimo romanzo, “Quando le belve arriveranno”, pubblicato da Wojtek Edizioni e proposto al premio Strega di quest’anno.

Quando le belve arriveranno

Come descrivere questo romanzo? La penna di Palomba sfiora il mondo del fantastico trascinandosi dietro qualche brandello di letteratura weird e lo spalma su una trama fatta di desolazione, tristezza, sgomento e inquietudine; “Quando le belve arriveranno” è una stanza stretta senza finestre, piena di calcinacci e con al centro una botola profonda che non sappiamo dove ci condurrà .

Cosa significa essere umani? Di chi sono quei latrati che arrivano dalle profonditò della botola? Ogni pagina del libro è il piolo di una scaletta che ci condurrà sul fondo di questa storia nera.

Macchie nere tra la folla

Il protagonista della storia raccontata da Palomba è un uomo apatico che sembra incapace di provare qualsiasi emozione: niente gioia né tristezza, niente rabbia, desiderio e nemmeno empatia. Forse l’unica cosa che riesce a farsi strada nel muro di indifferenza di questo anonimo insegnante in trasferta, man mano che procediamo nella lettura del romanzo, è proprio la paura – che però non si presenta nella forma in cui potremmo aspettarcela.

La trama di questo libro breve, in sé, è abbastanza lineare: un docente va a lavorare in una nuova scuola come insegnante di sostegno. Gli viene affidato un ragazzino disabile, Haochen, che non riesce a far altro che ripetere la sillaba “Ma!” e che ha un gravissimo deficit cognitivo. L’insegnante svolge il suo lavoro e conosce sempre meglio le persone che lo circondano: gli altri docenti e gli allievi, il bidello e la moglie che gli affittano una camera, il sindaco e il vicinato.

Mentre resta disgustato dal comportamento gratuitamente orribile e crudele della maggior parte dei suoi conoscenti e dalla sua indolenza, l’insegnante – di cui non viene mai fatto il nome – inizia a notare una serie di avvenimenti strani, inspiegabili e spaventosi: la stanza che ha preso in affitto si rimpicciolisce di un paio di centimetri al giorno e sul volto di tutte le persone che osserva – vicine o lontane che siano – nota delle orribili e collose escrescenze nere che hanno la consistenza viscosa del petrolio.

Mentre cerca di comprendere cosa stia succedendo, l’uomo scivola in una spirale di follia e paranoia che lascia il lettore con un dubbio costante: saranno vere le cose che l’insegnante ci sta raccontando? Oppure è solo lui a vedere questi scenari allucinati e spaventosi? C’è qualcosa di reale in ciò che dice?

Uomini, belve, piante e alieni

Tutto il romanzo non fa altro che ruotare intorno a una domanda: cosa significa essere umani? È più umana la “nonna-pianta” del protagonista, incosciente e allettata, o i ragazzini che tormentano i propri coetanei? È più umano il ragazzino disabile che riesce solo a sillabare qualche vocalizzo e che non ha quasi coscienza di sé, chiamato spesso “alieno” dal protagonista, oppure il docente che disprezza le donne e conserva le proprie feci in un sacchetto per poterle lanciare sui passanti ignari? 

Intorno al protagonista si agitano delle belve umane che, a dispetto di un apparenza assolutamente normale, col loro comportamento denunciano la loro essenza bestiale. In un mondo come il nostro, un mondo abitato da misogini, bulli e prepotenti, infestato da mostri che divorano i più deboli, qualcuno può riuscire a salvare il proprio candore? O tutti sono destinati a lasciarsi ricoprire e divorare dalla melma nera che come una patina ricopre i personaggi di questa storia terribile?

A chi potrebbe piacere questo romanzo?

Questo libro è un ritratto lucido delle brutture che ci circondano che, grazie a un escamotage bizzarro, riesce a rappresentare fisicamente la crudeltà e la violenza contraddistingue questi tempi, senza però mai trasformarsi in una lettura  moralizzante. Per questo, è un romanzo adatto a coloro che hanno una certa predilezione per la letteratura weird, che non amano le storie edulcorate e soprattutto per chi non ha paura di scoprire chi siano belve si agitano sul fondo della botola che Palomba ha disegnato per i suoi lettori.

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