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Politica

Referendum sulla giustizia: di cosa si tratta?

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Referendum sulla giustizia: di cosa si tratta?

Ebbene si, si torna alle urne, eppure l’80% degli italiani non lo sa.

Zero tensione e pochissimo interesse per la materia. Il 12 giugno si avvicina, ma i cinque quesiti del referendum sulla giustizia non catturano l’attenzione degli italiani.

Secondo alcuni sondaggi, solo un elettore su quattro è informato: dati che preoccupano, quindi cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Quando si voterà? 

Si voterà domenica 12 giugno (lo stesso giorno delle elezioni amministrative che si terranno per rinnovare i sindaci e i consigli comunali di 970 comuni). Per la validità del referendum sarà necessario però che si rechino a votare metà degli aventi diritti al voto più uno.

Ma quali sono questi 5 quesiti?

  • Separazione delle funzioni dei magistrati.

Oggi, infatti, PM e giudici condividono la stessa carriera e si distinguono solo per le loro funzioni. Il referendum, invece, punta a rendere definitiva la scelta, all’inizio della carriera, di una o dell’altra funzione.

  • Divieto di candidarsi (“Legge Severino”).

Si punta a cancellare la legge Severino, che ha introdotto decadenza e incandidabilità dei condannati in via definitiva per reati gravi contro la Pubblica Amministrazione. Con la vittoria dei sì, tornerebbe in vigore la legge precedente, che prevede l’interdizione dei pubblici uffici come pena accessoria decisa dal giudice.

  • Limitazione delle misure cautelari.

Il referendum sulla limitazione delle misure cautelari punta a limitare i casi in cui è possibile disporre la custodia cautelare, cioè la detenzione degli indagati o impuntati prima della sentenza definitiva.

  • Le liste dei candidati al Consiglio Superiore della Magistratura.

Il quesito riguarda le norme che regolano l’elezione della componente togata nel Consiglio Superiore della Magistratura: se vincessero i sì, sparirebbe l’obbligo di 25 firme di magistrati per proporre una candidatura.

  • Le pagelle degli avvocati ai magistrati

Con un intervento abrogativo di una legge del 2006, all’interno del Consiglio direttivo della Cassazione e dei Consigli giudiziari regionali, gli avvocati potrebbero valutare la professionalità di PM e giudici.

 

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