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Mettiamo subito in chiaro le cose: The Drama non è solo un film, ma uno specchio. Negli sguardi dei personaggi cercherete (e troverete) non quelli degli attori, ma i vostri e mentre i protagonisti precipitano verso l’abisso nella caduta perdono tutte le loro sovrastrutture, sarete voi quelli che si troveranno nudi. Che il vostro giudizio, una volta usciti dalla sala, sia positivo o negativo resta comunque questo: The Drama riesce dove molte opere d’arte falliscono miseramente e rivela la verità autentica dello spettatore – personale e unica – mentre racconta una storia, mentre usa la menzogna.
Già solo per questo, vale senza dubbio la pena vederlo.

La trama parte in modo molto semplice e lineare: Charlie ed Emma sono una coppia felice che vive a Boston. Britannico direttore di un museo l’uno, statunitense commessa in una libreria l’altra, dopo anni di relazione decidono di sposarsi.
L’idillio si spezza quando, durante una cena di prova, insieme a due amici, Rachel e Mike – rispettivamente damigella d’onore e testimone di nozze – decidono di fare un gioco: confessarsi la cosa peggiore che hanno fatto. Mike è il primo a parlare, seguito da Rachel; anche Charlie dice qualcosa, ma, quando è il turno di Emma, la tavolata esplode: la confessione della promessa sposa innesca così un effetto a valanga che, man mano che passano i minuti, trascina tutto in fondo a un baratro di giudizio, condanna e ipocrisie.
Riuscirà la relazione con Charlie a sopravvivere alla verità?

È indubbio che questa sia una pellicola estremamente divisiva: non solo il mercato statunitense e quello europeo stanno reagendo in modo molto diverso al film – per un motivo che sarà ovvio dopo averlo visto – ma è probabile che ciascuna persona, messa davanti a The Drama, reagisca in modo completamente differente. Siamo davanti a un’opera che va oltre la definizione di “bello” e “brutto” e che finalmente restituisce qualcosa che, in questi anni, pareva perduto: la complessità. Ed è proprio lei la protagonista: non i personaggi di Robert Pattinson e Zendaya.
Charlie, Emma, le loro scelte, le loro fantasie e le loro azioni non sono né buoni né cattivi – trascendono, vanno oltre; sono sfaccettati, contraddittori, confusi e, appunto, complessi: umani. Qualcosa a cui non siamo più abituati e che, per questo, risulta profondamente disturbante.
In un’epoca di giudizi tagliati con l’accetta e in cui la psicologia viene usata quasi come un’arma, la domanda che si pone tutto il film è questa: è davvero così facile stabilire se una persona sia buona o cattiva? Sana o malata?
È possibile, in questa sorta di distopia polarizzata in cui ci hanno intrappolato i social dove chiunque sembra non vedere l’ora di lanciare una pietra per affermare la propria superiorità morale, in cui si passa da amici a nemici in pochi secondi, in cui tutto è bianco o nero, mostrare una vulnerabilità? È, in questo posto terribile, inospitale e inumano in cui ci siamo infilati, ancora possibile riuscire a trovare qualcuno con cui poter essere davvero nudi – anche qualora quella nudità, quell‘intimità risultasse, a volte, sgradevole?
Esiste qualcuno con cui vivere un amore vero, amicale o romantico che sia, che riesca ad accoglierci anche nei nostri momenti peggiori, quelli in cui abbiamo toccato il fondo, quelli in cui abbiamo pensato cose terribili? Esiste qualcuno capace di sostenere uno sguardo che non è sempre limpido?
Siamo ancora capaci di guardare una ferita? Di sopravvivere al danno subito o perpetrato da un’altra persona? Siamo ancora capaci di vivere una vita vera che non sia una vetrina di plastica che nasconde le viscere, il sangue e le brutture sotto un tappetino aesthetic, oppure siamo condannati a recitare le nostre battute (pre-approvate) in un dramma (insipido) fino alla morte?

Mi appellerò a un’altra opera – molto diversa e altrettanto intensa (e fraintesa) – per concludere questa recensione e dare la mia personale e non richiesta risposta al film: Bojack Horseman.
Il un episodio della penultima stagione, il nostro cavallo depresso preferito si chiede ancora una volta se lui stesso sia una buona o una cattiva persona; gli risponde Diane: “Non esistono cattive persone o buone persone. Esistono solo ‘persone’, che a volte fanno cose buone, a volte cose cattive; tutto ciò che possiamo fare è tentare di fare meno cose cattive e più cose buone… ma non sarai mai buono: perché non sei nemmeno cattivo“.

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