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7 mesi agoon
Ancora un caso di rifiuto dell’orale all’esame di Maturità. Questa volta è accaduto al Liceo Classico Antonio Canova di Treviso, dove uno studente 18enne ha scelto di non presentarsi al colloquio conclusivo, ottenendo comunque il diploma grazie al punteggio già raggiunto con i soli scritti e i crediti scolastici: poco più di 60 su 100, il minimo per superare l’esame.
Si tratta del terzo episodio in Veneto nell’estate 2025, dopo quelli registrati al Liceo Scientifico Fermi di Padova e allo Scientifico di Belluno, rispettivamente con protagonisti Gianmaria Favaretto e Maddalena Bianchi. In tutti i casi, la rinuncia al colloquio è avvenuta in modo consapevole, dopo aver verificato di avere la “certezza matematica” del diploma.
L’ondata di proteste silenziose non è passata inosservata. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha annunciato l’intenzione di introdurre una riforma che renderà questi comportamenti motivo di bocciatura.
“Comportamenti simili non saranno più possibili. Se uno studente sceglie intenzionalmente di non rispondere o non si presenta all’orale per boicottare l’esame, dovrà ripetere l’anno”, ha dichiarato Valditara.
La proposta fa parte di una più ampia revisione del sistema di valutazione scolastica, volta – secondo il Ministero – a ristabilire il valore dell’esame di Stato e a garantire il rispetto delle regole.
Critiche alla posizione del Ministro arrivano dalla Rete degli Studenti Medi del Veneto, che in una nota denuncia una deriva repressiva nella scuola italiana:
“Siamo di fronte all’ennesima riforma volta a punire ogni forma di dissenso verso il sistema scolastico, trasformando i luoghi del sapere secondo il paradigma dell’obbedienza e della repressione”, scrivono.
Secondo gli studenti, queste scelte vanno in continuità con una visione della scuola “del merito” che escluderebbe il dialogo e schiaccerebbe le individualità.
“Riduce le nostre vite a un numero, a un voto”, concludono.
I casi veneti stanno diventando simbolo di un malessere più profondo che attraversa il mondo della scuola: tra rigide valutazioni, carenza di ascolto e il desiderio degli studenti di contare di più nei processi decisionali. La proposta del ministro Valditara riaccende così il dibattito su diritti, doveri e senso dell’esame di Maturità in un’epoca di cambiamenti e tensioni nel rapporto tra istituzioni e nuove generazioni.


