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Nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Parlamento ha dato il via libera definitivo al disegno di legge che istituisce il reato di femminicidio come fattispecie autonoma, con un’approvazione unanime alla Camera nella sera del 25 novembre.
Dopo il sì unanime del Senato del 23 luglio, che aveva già approvato il testo con 161 voti favorevoli, la Camera ha confermato la misura, rendendo così effettiva la riforma.
La riforma introduce nel codice penale un nuovo articolo, il 577-bis c.p., che individua come reato specifico il femminicidio.
Con l’introduzione del nuovo articolo, infatti, il femminicidio non sarà più trattato come un omicidio generico con aggravanti, ma come un delitto distinto, definito e riconosciuto come tale.
La nuova norma punisce con l’ergastolo chi uccide una donna per motivi legati al genere. Dunque per odio, discriminazione, volontà di dominio o controllo; per rifiuto di instaurare o proseguire una relazione; oppure in contesti di sopraffazione e violenza domestica.
L’obiettivo primario del legislatore è quello di riconoscere, anche nella terminologia, la specificità di questo tipo di crimine, legato a dinamiche culturali e sociali che nulla hanno a che vedere con i moventi degli omicidi comuni.
Il provvedimento non si limita a creare un nuovo reato, ma si inserisce in una riforma più ampia che riguarda l’intero sistema di contrasto alla violenza di genere.
Tra le novità principali troviamo: inasprimento delle pene per reati come stalking, maltrattamenti, violenza sessuale aggravata, minacce gravi, diffusione non consensuale di immagini intime; maggiore protezione per chi denuncia; formazione obbligatoria per magistrati e operatori coinvolti nei procedimenti legati alla violenza di genere; misure cautelari più restrittive. Solo per citarne qualcuna.
Per molti giuristi e associazioni, il valore della riforma va oltre l’aspetto punitivo. Riconoscere il femminicidio come reato autonomo significa dare un nome preciso a un fenomeno sistemico, denunciare l’esistenza di una violenza fondata sul genere e offrire strumenti più adatti a prevenirla e contrastarla.
Il voto unanime del Parlamento testimonia un consenso raro, che riflette la crescente consapevolezza sociale riguardo a un problema che, soprattutto negli ultimi anni, continua a segnare tragicamente la cronaca italiana.
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