La Corte dei Conti ha condannato un medico di medicina generale contraria alle vaccinazioni anti-Covid a risarcire oltre 16mila euro all’Azienda Sanitaria Locale.
Cos’è successo?
Il professionista, abusando del proprio ruolo di pubblico ufficiale e sanitario convenzionato, simulava la somministrazione delle dosi ai pazienti che non intendevano sottoporsi all’iniezione, al solo scopo di far ottenere loro il Green Pass.
Dalle ricostruzioni investigative è emerso un meccanismo ben collaudato: il medico riceveva nei propri studi i pazienti di orientamento “no vax” e, anziché inoculare il siero, ne disperdeva le dosi gettandole via, attestando però falsamente l’avvenuta profilassi sul portale del Sistema Sanitario Regionale. Tale condotta ha generato un doppio danno patrimoniale e d’immagine per le casse pubbliche. Da un lato la distruzione ingiustificata delle fiale fornite dal Servizio Sanitario Nazionale, dall’altro la percezione indebita dei compensi erogati dalla Asl Roma 1 per ciascuna prestazione vaccinale fittizia.
La decisione della Corte dei Conti
Oltre ai risvolti sul piano penale e disciplinare, con le accuse di falso ideologico, peculato e truffa ai danni dello Stato, è arrivata puntuale la scure della magistratura contabile.
I giudici hanno stabilito che l’importo di circa 16mila euro rappresenta la quantificazione del danno erariale arrecato direttamente all’azienda sanitaria, somma che comprende la restituzione dei compensi percepiti non dovuti e il valore dei vaccini buttati.
La condanna contabile riafferma il principio secondo cui la condotta di un sanitario che attesta il falso non solo mina la salute collettiva e la fiducia nelle istituzioni, ma danneggia direttamente le risorse pubbliche del sistema sanitario.
Il medico dovrà ora versare l’intera somma stabilita dalla sentenza a titolo di ristoro economico per l’ente sanitario danneggiato.
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