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Fotografato per la prima volta Sagittarius-A, il buco nero al centro della Via Lattea: è la prova che esiste

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buco nero

A distanza di soli tre anni dalla prima foto mai fatta a un buco nero (quello della galassia M87), è stato fotografato per la prima volta Sagittarius-A, il buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea.

Come si fotografa un buco nero?

Si tratta di un risultato incredibile e importante: l’immagine – ottenuta grazie all’uso di ben otto radiotelescopi e grazie alla collaborazione internazionale Event Horizon Telescope (EHT) e con il contributo italiano dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università di Cagliari – infatti è la prova definitiva e incontrovertibile che al centro della Via Lattea ci sia davvero un buco nero.

Tra i radiotelescopi utilizzati per realizzare lo “scatto” c’è anche il più potente del mondo: ALMA (Atacama Large illimeter/submillimeter Array). I radiotelescopi funzionano contemporaneamente e all’unisono, comportandosi come se fossero uno strumento grande quanto tutta la terra. Nell’aprile del 2017 sono stati puntati tutti insieme e per diverse notti verso il cuore di una galassia: dai dati raccolti e dopo cinque anni di lavoro gli scienziati sono riusciti a realizzare l’immagine che ritrae Sagittarius A.

Nonostante il “nostro” buco nero sia più vicino rispetto a quello fotografato in passato, è stato molto più difficile ottenere la sua fotografia: Sagittarius-A è infatti molto più piccolo e il gas gli ruota intorno molto più velocemente.

Una prova definitiva della correttezza della relatività generale

È un risultato tanto atteso perché dimostra la correttezza delle previsioni contenute nella teoria della relatività generale di Einstein.” ha dichiarato Marco Tavani, presidente dell’INAF. “Gli studi sul centro galattico” ha detto invece Mariafelicia De Laurentis, dell’Università Federico II di Napoli “hanno consentito negli anni di eseguire molti test di verifica della relatività generale, ma il risultato presentato oggi è senza precedenti perché permette molte misure originali sulla gravità e di fare una nuova scienza sui buchi neri supermassicci e sul loro ruolo nell’evoluzione dell’Universo”.

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